NON C’E’ PIU’ NIENTE DA SACCHEGGIARE

saccheggio dell'italia

I  fanatici dell’euro hanno perduto la guerra a tutti i livelli, da quello commerciale nello scontro con i BRICS, a quello militare nel conflitto con la SCO per il predominio in Siria, Iraq, Afghanistan e Paesi africani, a quello sulla sovranità monetaria nella lotta politica con i cittadini europei. E adesso aspettano solo l’imposizione da parte degli Stati Uniti, di “deporre le armi”, recitare il “mea culpa” per gli errori commessi e fuggire nei paradisi fiscali prima che la rivolta di milioni di diseredati li costringa a pagare per le sofferenze che hanno dovuto subire.
Gli stolti che hanno usurpato le funzioni parlamentari, stravolto la Costituzione, instaurato la dittatura dei banchieri, svenduto il Paese alle Potenze straniere, saccheggiato le sue ricchezze e devastato lo Stato Sociale, e adesso se la ridono alle spalle del popolo che hanno messo in ginocchio, hanno cominciato a capire che è arrivato il tempo delle vacche magre.
Il numero delle persone che si lasciano prendere per i fondelli, infatti, è diminuito negli ultimi tempi del 7/8% al mese ed è facilmente prevedibile che questa percentuale salirà in modo sempre più rapido.
A novembre, pertanto, quando finiranno i soldi per pagare salari, stipendi e pensioni, non resterà altra strada  che chiedere a Bruxelles un prestito di dimensioni mostruose per “salvare l’Italia e dare inizio alla crescita della sua economia !!!”
Con questo “sotterfugio”, tuttavia, gli sconsiderati conseguiranno solo l’obiettivo di rinviare la resa dei conti, che si ripresenterà dopo qualche mese mille volte più violenta di quanto non sarebbe in questo momento.
Non ha più senso dunque, almeno nel breve periodo, continuare a utilizzare le tastiere per informare, commentare, discutere e lamentarsi dell’avverso destino. Meglio è, invece, aspettare il momento in cui i paranoici al potere, constatato che non c’è più niente da saccheggiare, abbandoneranno precipitosamente il Paese.
Sarà allora che, come negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra, abbattuta ancora una volta – e mi auguro per sempre – la barbarie neoliberista, ripercorreremo la strada del bene pubblico, dell’equità fiscale e del progresso sociale.    

LA SAGA DELLA WILLIAMSBURG

Once an iconic "seagoing White House, " Harry S. Truman's presidential yacht is now rusting in a picturesque Italian port.

Per avvertire che gli imperi sono al crepuscolo, è sufficiente constatare il rimpianto con cui i suoi leader ripensano ai fasti che contraddistinsero il loro passato.
Un tempo la “
Williamsburg” era la nave americana più famosa del pianeta. Realizzata per essere utilizzata come uno yacht privato, durante la seconda guerra mondiale fu trasformata in una nave con la funzione di pattugliare le  acque territoriali e nel dopoguerra passò al servizio del Presidente Truman, che la utilizzò come la “ Casa Bianca” galleggiante a bordo della  quale era solito concludere i suoi affari.
Fu su questa nave che, nel corso della sua presidenza, discutendo con i leader mondiali, con i quali si intratteneva giocando a carte e bevendo alcolici, arrivò alle decisioni che hanno cambiato il mondo, come quelle riguardanti la Guerra  Fredda, il Piano Marshall, la NATO, la Guerra con la Corea e la creazione dello Stato di Israele.
Adesso questa leggendaria icona si mantiene a galla a malapena in un recondito specchio d’acqua nel Nord Italia. Finora, infatti, nessun cittadino americano si è fatto avanti per acquistarla e riportarla nel suo Paese d’origine.
I suoi attuali proprietari dicono che non passerà molto tempo prima che il processo di  disfacimento la farà declinare su un fianco e il mare se la porterà via come un rottame in balia delle onde.
Le sue vicissitudini li hanno ispirati nella creazione della “
Saga di Williamsburg”, di cui parlano tutti i giorni nell’attesa di trovare un personaggio pubblico che, memore del suo passato, la collochi in qualche museo americano, come un cimelio corroso dal tempo che sogna di percorrere nuovi mari mentre si compiace della grandiosità della sua storia.

LA RIVOLTA CONTRO L’EUROPA E’ DIETRO L’ANGOLO

rivolta armata

La maggior parte degli economisti sono d’accordo che, entro il prossimo novembre, la costruzione europea sarà smantellata a partire dai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo con una rivolta dalla violenza inimmaginabile.
Per evitare il disastro, la Merkel sta cercando in tutti i modi di imporre ai suoi partner l’approvazione del
bail in, l’espediente escogitato dai neoliberisti per consentire alle banche di aumentare i loro capitali, ricorrendo alle obbligazioni acquisite dai loro clienti.
C’è il  giustificato timore, tuttavia, che questi ultimi, considerato il rischio di perdere definitivamente i loro risparmi, scelgano di tenerseli in casa.
L’economia europea è con l’acqua alla gola e il debito non è ripagabile, ma i nostri governanti non muoveranno un dito per migliorare la situazione, perché non hanno il coraggio di ammettere che sono stati presi per il fondelli dagli eurofanatici.
Infatti, è sotto gli occhi di tutti che, nonostante l’aumento delle manifestazioni di protesta, degli episodi rivelatori di una smania implacabile di vendetta, dei suicidi, della violenza contro le donne, degli scontri dei diseredati con le forze dell’ordine e delle contestazioni dei menefreghisti, corrotti, depravati e immorali che detengono il potere, non è cambiato niente.
Da quando hanno capito di essere vittime di un Sistema che li ha portati alla disperazione, gli italiani sono pronti, pertanto, a scatenarsi contro i loro carnefici allo scopo di destituirli.
Per uscire in qualche modo da questa vergognosa situazione di stallo, è necessario attuare una strategia finalizzata al conseguimento degli obiettivi che seguono.
Bruciare nelle piazze le tessere dei partiti e dei sindacati, come fece Martin Lutero con la bolla papale che lo condannava. Non abbiamo nessun interesse a mantenere il coacervo di ignavi che si sono trasformati in “guardiani della controrivoluzione.”
Non votare più per i partiti che ci hanno ridotto in questo stato, ma solo per i Movimenti che si battono per l’uscita del nostro Paese dall’euro.
Lottare per il conseguimento del “reddito di cittadinanza”, che consentirà ai disagiati di sopravvivere e impedire  ai  politici di prendere decisioni contrarie ai loro interessi senza la necessità di farsi manganellare.
Se continuiamo a comportarci come se la cosa non ci riguardasse, ci renderemo complici di coloro che hanno distrutto la vita di milioni di cittadini, la situazione degraderà rapidamente e la catastrofe sarà inevitabile.

LA CONQUISTA DI QUSAYR

battaglia di qusayr

Dopo aver rinforzato le sue posizioni, l’esercito lealista ha colpito ripetutamente Qusayr – la città al confine con il Libano attraverso la quale i terroristi musulmani ricevevano armi e denaro dalla coalizione di Stati che vorrebbero rovesciare il Presidente siriano – con armi pesanti e intensi attacchi aerei.
Centinaia di “ribelli” sono rimasti uccisi o gravemente feriti mentre, accortosi che i loro leader avevano corrotto Hezbollah per sfuggire alla cattura, cercavano di salvarsi risalendo le montagne di Qalamoun. La loro fuga è stata bloccata facendo esplodere numerose bombe e distruggendo i loro bunker e le loro trincee.
Il pieno controllo della situazione si avrà, tuttavia, solo tra qualche giorno, quando i terroristi avranno subìto perdite ancora più gravi tra le loro fila.
Hezbollah si è avvalsa di una strategia che si è rivelata determinante ai fini della vittoria, impostata sulla sorpresa, la rapidità della sua azione e la potenza del suo fuoco. “Abbiamo impegnato le nostre forze nel nord della città dove Hezbollah ci ha fatto cadere in una trappola, inducendoci a credere che avrebbe sferrato il suo attacco” – ha rivelato un terrorista a un quotidiano locale – “ma siamo rimasti sconcertati quando i nostri nemici ci hanno attaccati da sud, da est e da ovest.”
Dopo quanto accaduto, appaiono semplicemente risibili le minacce rivolte dal Vicepresidente americano al  legittimo Presidente di un Paese sovrano di raddoppiare gli aiuti ai terroristi, se questi non avesse negoziato la sua capitolazione.
Con uomini politici di levatura così mediocre gli Stati Uniti sono destinati a perdere tutte le guerre che scateneranno contro la Russia e i suoi alleati.   

IL MOVIMENTO 5 STELLE E’ APPRODATO IN GRECIA

dracma5

Theodoros Katsanevas, docente di Economia del Lavoro all’Università del Pireo ad Atene, ha dato vita al Movimento antieuropeo “Dracma 5”.
I punti principali del programma, tra i cui obiettivi  c’è anche quello dell’attuazione di  un piano per cancellare il 70% del debito greco, è stato esposto in un “Manifesto” giudicato un esempio  di chiarezza e determinazione, come il “Non Statuto” del Movimento di Beppe Grillo.

Il Manifesto si propone di conseguire i seguenti obiettivi.
1. La sostituzione radicale del Memorandum della troika.
2. Il ritorno incondizionato alla dracma.
3. La realizzazione di un programma di investimenti pubblici per favorire la crescita.
4. Il ripristino della sovranità e della dignità nazionale.
5. La difesa della giustizia sociale attraverso l’equità fiscale.

Il “Dracma 5” è gestito da un comitato organizzatore, composto da 25 membri scelti tra insegnanti, docenti universitari, imprenditori, ingegneri, economisti e altre personalità della società civile.
Il Manifesto si propone tra l’altro l’abbandono dell’economia finanziaria e il ritorno a quella reale, il controllo del sistema bancario, dei flussi di capitale e delle transazioni finanziarie e un’associazione con l’Italia, la Spagna, il Portogallo e Cipro, per studiare insieme il modo migliore per uscire dall’Euro e stabilire rapporti di cooperazione economica e politica. 

L’ APOCALISSE DEL CAPITALISMO

tornado in Okolahhoma

Una sequenza di eventi si stanno susseguendo con un ritmo sempre più incalzante, come se il nostro pianeta – sul quale, nonostante le avversità ambientali, siamo sopravvissuti per milioni di anni – volesse farci capire che il capitalismo è finito e il socialismo ha vinto definitivamente.
Sedici tornado di inaudita violenza hanno infierito per diversi giorni sul Texas, terrorizzando i cittadini e portando ovunque morte e distruzione.
Nelle località collinari della California il terreno sta inghiottendo con crescente rapidità le case imprudentemente costruite su un vulcano spento, mentre nelle altre aree del Paese si stanno formando crepe profonde sui muri degli edifici.
Ieri tornado
ancora più terrificanti hanno devastato l’Oklahoma, riducendo in macerie un parcheggio per camper, uccidendo un anziano campeggiatore e spazzando via il suo corpo a decine di metri di distanza, mentre i rottami delle roulotte, dei camper e dei bungalow sono volati sulle abitazioni circostanti.
Grandinate e venti fortissimi hanno colpito infine lo Iowa e il Kansas nel corso di una uragano di proporzioni colossali che si è esteso dal Texas al Minnesota.

IMPICCATE DUE SPIE CHE LAVORAVANO PER iSRAELE

yakhont

Dopo che si è saputo che la Siria ha puntato contro Tel Aviv i missili che le sono stati forniti dalla Russia, le notizie che arrivano dal fronte dei nemici di Israele dimostrano che la coalizione Russia-Siria-Iran-Hezbollah è sempre più compatta e decisa a uscire vincente dall’annoso conflitto arabo-israeliano.
° Una parte di Hezbollah combatte da tempo a fianco dell’esercito regolare siriano, mentre quella rimasta in Libano attende l’arrivo dalla Russia di un congruo numero di missili da crociera antinave “Yakhont”, per partecipare all’offensiva finale diretta all’annientamento del suo nemico storico.
° Un portavoce iraniano ha dichiarato che nello spazio di quattro mesi la Siria si riapproprierà delle alture del Golan occupate illegittimamente dall’esercito israeliano.
° La Corte Rivoluzionaria di Teheran ha decretato l’impiccagione di due arabi accusati di lavorare per un’agenzia di spionaggio israeliana.
I due figuri raccoglievano e passavano, in cambio di denaro, informazioni relative alla sicurezza dell’Iran agli agenti del Mossad  israeliano e alla U.S. Central Agency.
Non la prima volta che l’Iran ha scoperto e smantellato le reti di spie che operano sul suo territorio per consentire agli israeliani di assassinare gli scienziati che lavoravano per la realizzazione del suo programma nucleare.

QUANDO IL GATTO NON C’E’ I SORCI BALLANO

ЗРК С-300

I terroristi musulmani che, per rovesciare Assad, erano arrivati all’abominio di cibarsi del cuore dei soldati rimasti fedeli al Presidente siriano, hanno perduto il controllo degli snodi strategici del Paese, rilasciato i caschi blu dell’ONU che avevano sequestrato, sospeso gli attacchi alle linee di rifornimento che partivano da Damasco e lasciato i loro nascondigli con la coda tra le gambe, mentre i loro leader stanno cercando di patteggiare la resa.
Il ribaltamento della posizione di predominio in Medio Oriente a favore della Russia è stata determinata tra l’altro dalle seguenti iniziative.
° La vendita alla Siria delle prime quattro b
atterie dei sistemi antiaerei  S-300.
° La prossima consegna degli stessi sistemi all’Iran, all’Iraq, alla Palestina e agli Hezbollah.
° La creazione di potenti flotte e il loro invio in ogni parte del pianeta con la funzione di “task force” permanenti deputate alla difesa degli interessi russi.
° L’assistenza nucleare pattuita con il Sud Africa.
° La consegna dei primi 17 elicotteri da combattimento all’Afghanistan.
I prevedibili effetti di questo ribaltamento, che comporta l’assunzione da parte della Russia  del ruolo di “gendarme del mondo”, non potranno che essere i seguenti.
° La perdita da parte degli Stati Uniti del suo predominio
nel Medio Oriente.
° L’aumento delle tensioni tra Washington e Ankara e l’uscita di Erdogan dalla sua proverbiale ambiguità.
° La creazione di un asse Teheran, Bagdad, Damasco sostenuta militarmente dalla  Russia e dalla Cina.
° La riconciliazione dell’Arabia Saudita, che si è resa conto del suo isolamento nel mondo arabo, con l’Iran.
° Il passaggio da parte di Neta
nyahu dal padrino americano a quello russo, che appare a questo punto l’unico in grado di garantire la sopravvivenza del Paese di cui è leader.
° La violazione da parte della Corea del Sud delle sanzioni che le sono state imposte dagli Stati Uniti per acquistare dall’Iran il gas naturale di cui ha bisogno. Ciononostante i politicanti italiani, sempre più asserviti agli interessi americani, invece di pensare alla soluzione dei problemi dei loro concittadini e dimentichi del fatto che alla fine di gi
ugno i fondi per il rifinanziamento della guerra in Afghanistan saranno finiti, continuano a ingerirsi negli affari interni della Siria, il futuro della quale, essendo uno Stato sovrano, non può  che restare – come ha ripetutamente affermato la Cina – nelle mani del suo popolo.
Se avessimo seguito il principio degli antichi romani, per i quali, “Si vis pacem, para bellum”, ovvero “Se vuoi la pace, prepara la guerra”, non ci troveremmo nella umiliante condizione di “sguatteri” dei Paesi che questo principio hanno avuto l’accortezza di seguirlo.  

E’ TORNATA LA GUERRA FREDDA

guerra in libia

Negli ultimi giorni si sono susseguiti senza soluzione di continuità numerosi eventi che fanno pensare a un rapido ritorno della guerra fredda.
Mi limito a elencare quelli che ritengo più significativi.
° Un paio di giorni fa la Duma ha deciso di bandire il deposito e la circolazione di dollari sul suo territorio e subito dopo i servizi segreti russi hanno chiesto l’immediato ritorno in patria di un diplomatico americano accusato di spionaggio.
° Putin ha messo in guardia Netanyahu dal provocare la Siria ancora una volta, se non vuole che la Russia entri direttamente nel conflitto, e ha avvertito i Paesi che mandano armi e denaro ai terroristi musulmani che non  consentirà a nessuno di invadere il territorio dei Paesi suoi alleati.
° Un aereo turco, un altro di nazionalità finora non accertata e un drone israeliano sono sfuggiti al controllo dei rispettivi eserciti.
° Un caccia russo ha violato lo spazio aereo finlandese.
° Un sottomarino dalle forme strane è stato visto mentre emergeva al largo delle coste giapponesi.
° Un altro aereo turco si è schiantato al suolo presso il confine con la Siria.
° La Cina ha ”invitato” gli israeliani a porre fine agli insediamenti in Cisgiordania.
° L’Egitto è stato chiamato più volte a consulto da Putin.
° La Giordania ha cacciato l’ambasciatore israeliano e ha ritirato il suo da Tel Aviv.
Oggi che le relazioni tra l’occidente e i BRICS sono particolarmente tese e gli armamenti capaci di sterminare un numero sempre più alto di persone sarebbe bene evitare ogni occasione di attrito tra la superpotenze, perché, nella malaugurata ipotesi che la guerra da “fredda” si trasformasse in “calda”, il mondo ne uscirebbe annientato. E invece i contendenti sembrano incapaci di osservare le forme di prudenza più elementari.

I SOTTOMARINI NUCLEARI RUSSI STANNO ARRIVANDO NEL MEDITERRANEO

i russi nel mediterraneo

La geopolitica attraversa una fase rivoluzionaria, ma i media mainstream continuano a riempirci la testa di frottole e i politici a nasconderci la verità.
Ieri le navi da guerra e i vascelli di appoggio appartenenti alla Flotta russa del Mar Baltico, che qualche giorno fa erano approdate nel porto greco del Pireo, dopo aver rinnovato le scorte di viveri e acqua, sono ripartiti alla volta del Mediterraneo, dove tra un paio di giorni si congiungeranno alla “task force” addetta alla difesa degli interessi russi nell’area.
Questa per adesso annovera non più di dieci navi da guerra, ma ben presto si doterà di un congruo numero di sottomarini nucleari, per disporre di una task force permanente che entrerà in funzione a partire dalla prossima estate.
Queste manovre fanno pensare a un ritorno ai tempi della guerra fredda, quando i russi collocarono nel Mediterraneo non meno di trenta navi da guerra per contrastare la Sesta Flotta americana.

Per informati sul numero e la potenza dei sottomarini nucleari russi, premi il tasto CTRL mentre clicchi su: The Russian navy

IL PAESE VA A RAMENGO E I POLITICI FANNO SPOGLIATOIO

abbazia

La frattura tra classe politica e cittadini è irreparabile, anche se i detentori del potere fingono di dimenticare che meno di tre mesi fa c’è stato un terremoto elettorale e la società, sottoposta a sofferenze indicibili, ha cominciato a ribellarsi, occupando le fabbriche e manifestando con violenza sempre maggiore.
Il collasso del neoliberismo è stato determinato dal risveglio delle coscienze degli oppressi. La sua visione paranoica, egoista e brutale del mondo ha mancato l’obiettivo a causa della precipitazione con la quale ha agito e lo ha portato in un vicolo cieco. La situazione gli è sfuggita di mano e adesso non può fare altro che rimandare il momento della resa dei conti, propalando a tutto spiano menzogne alle quali oramai non crede più nessuno.
Conformemente a quanto sta succedendo in tutta Europa, pertanto, i giovani che hanno dato vita a “OccupyPD” hanno contestato oggi alla “Bolognina” la direzione di marcia presa dal Partito Democratico e si sono impegnati a costituire un Movimento politico di massa inequivocabilmente “anticapitalista” in grado di coordinare gli sforzi dei numerosi cittadini che animano il conflitto sociale con l’obiettivo di far fallire le politiche di austerità, la precarietà del lavoro e il taglio ai servizi sociali.
In questa fase la strategia vincente è quella adottata da Melenchon, il leader del “Front de Gauche” francese, secondo il quale è necessario sensibilizzare le masse, indurle a radunarsi in gruppi sempre più numerosi per portare avanti progetti finalizzati alla soluzione dei problemi del Paese e riprendersi la piazza, fino a quando i loro carnefici non si renderanno conto che i cittadini sono decisi a riprendersi il potere ad ogni costo.  

LA MERKEL CI STA PORTANDO ALLA CATASTROFE

catastrofe euroèea

Il peggioramento senza fine dei dati economici nella maggior parte dei Paesi dell’eurozona ha convinto gli studiosi che fino a questo momento hanno difeso senza riserve la moneta unica a passare armi e bagagli dalla parte dei detrattori e, nella previsione dell’imminenza del disastro senza precedenti che colpirà l’occidente, a premere per il suo abbandono.
“La situazione economica si aggrava di giorno in giorno” – sostengono con crescente preoccupazione – “e la disoccupazione ha raggiunto un livello che finirà con il mettere a rischio le nostre strutture democratiche, ma la Merkel purtroppo si sveglierà dall’incubo solo quando il Paese che dirige resterà a sua volta vittima della crisi”.
L’inflessibile cane da guardia dell’Unione Europea è l’unico leader a sostenere la necessità di continuare a imporre misure d’austerità sempre più severe senza pensare alle conseguenze sulle vittime del suo abbaglio. Tutti gli altri, infatti, le stanno gradualmente rigettando. E’ prevedibile, pertanto, che i suoi tentativi dissennati di riequilibrare l’eurozona siano destinati al  fallimento.
La crisi economica della UE dipende essenzialmente dalle sue convinzioni, secondo le quali il suo Paese, svalutando le merci che vende ai PIIGS, migliorerà le proprie esportazioni.
Fino a quando l’economia tedesca trainava, è sembrato che le sue parole avessero un senso, ma nel momento in cui le aree meno competitive dell’eurozona non sono state più in grado di acquistarle, i problemi sono cominciati anche per la Germania, perché le difficoltà economiche insormontabili che ne sono derivate hanno costretto i cittadini europei a contestare sempre più violentemente la correttezza dei suoi calcoli e a ribellarsi alla sua egemonia.

GLI STATI UNITI HANNO SBAGLIATO I LORO CONTI

attacco russo a Israele

Le armi di ultima generazione possono sterminare la specie umana, ma gli Stati Uniti  sembra che non se ne siano resi conto, come dimostra il fatto che si stanno avvalendo di ogni mezzo perché il Medio Oriente si trasformi nel  teatro di un conflitto che, anche se non superasse i confini del mondo arabo, avrebbe comunque conseguenze catastrofiche.
La polveriera mediorientale può esplodere da un momento all’altro, ma gli Stati Uniti non sono mai riusciti a inserirsi validamente nel gioco mediorientale, come ha fatto la Cina, che ha presentato un piano di pace tra israeliani e palestinesi ed è riuscita a imporre ai primi il congelamento degli insediamenti in Cisgiordania.
L’incursione aerea degli israeliani su Damasco mirava a distruggere un carico di missili che l’Iran stava mandando agli Hezbollah. Ma pure questa volta l’occidente ha giocato male le sue carte, perché l’attacco ha consentito a Putin di costringere gli Stati Uniti, che lo avevano autorizzato, a tenere una serie di incontri per risolvere la questione con le armi della diplomazia.
La Giordania ha espulso l’ambasciatore israeliano e ha ritirato il suo da Tel Aviv, l’Egitto ha chiesto di aderire ai BRICS, la Siria e la Turchia – che attualmente rivestono il ruolo di “partner del dialogo” – hanno fatto capire che sono pronti ad aderire alla “Shanghai Coordination Organization” (SCO) e ieri Putin ha detto a Netanyahu che la Russia risponderà direttamente al prossimo attacco israeliano alla Siria e che non permetterà a nessun Paese di invadere il territorio dei suoi alleati.
Il gioco, pertanto, è passato nelle mani dell’Iran, che potrà dare il segnale di inizio della guerra, consegnando i suoi missili agli Hezbollah che operano nel Libano senza il timore di una ritorsione da parte di Israele.
Quando questo avverrà, se Netanyahu cadrà nel tranello, la collera degli arabi si farà incontenibile e il leader israeliano non avrà altra scelta che rispondere all’attacco congiunto degli arabi pur sapendo che ne uscirà con le ossa rotte.
Nonostante il delinearsi del quadro a tinte fosche che essi stessi hanno contribuito a creare, gli Stati Uniti non hanno capito che la prepotenza non paga e che la “guerra infinita” servirà solo ad accelerare il crollo definitivo della loro economia.

SI E’ APERTA UNA NUOVA FASE STORICA

Melencho arringa la sinistra in piazza

La protesta di centinaia di migliaia di francesi scesi in piazza per chiedere una nuova Repubblica completamente diversa da quella attuale è  il segnale decisivo che è iniziata la fase storica da tanti auspicata.
Ieri a Parigi il Front de Gauche ha manifestato tutta la sua indignazione nei riguardi di un governo sottomesso ai poteri finanziari nell’interesse dei quali ha imposto ai popoli europei sofferenze inutili per pagare un debito che non può essere rimborsato e ha ordito un complotto contro i Paesi in difficoltà economiche. “Il periodo di prova è finito e i conti non tornano,” – ha tuonato, infatti, il suo leader Mélenchon – “correggete immediatamente la rotta o lo faremo noi. Abbiamo le persone competenti, le idee e il sostegno del popolo. Chiediamo una nuova Costituzione che consenta al popolo di revocare con un referendum l’incarico dei parlamentari che non si preoccupano dei problemi dei cittadini”.
La manifestazione ha permesso alla sinistra radicale di riprendersi la piazza e convincere gli ecologisti, i socialisti dissenzienti e numerosi militanti sindacali a coalizzarsi con l’obiettivo di determinare le condizioni per il cambiamento.
In Italia i disoccupati, i precari, i diseredati e le vittime del liberismo si limitano a lamentarsi. Da mesi ripetono, infatti, che sono stanchi di ascoltare le solite parole. Ma, pur constatando che i fatti non arrivano mai, non muovono un dito perché la loro situazione economica migliori, perché non si rendono conto che le promesse e le manovre del governo servono solo a guadagnare tempo.
Ritengo che non manchi molto, tuttavia, al momento in cui questo esercito di disperati, presa coscienza che la crisi è  irreversibile, convoglierà la sua collera nella direzione che paventiamo, spazzando via con la forza di uno tsunami i bankster e i loro complici politici e sindacali. 

E’ IL MERCATO CHE LO VUOLE

Tutti contro l'euro

Il successo dei partiti antieuropeisti in Islanda e nel Regno Unito, la presa di posizione di Kai Konrad, consulente economico del governo tedesco, che ha detto a chiare lettere che il tempo dell’euro sta per scadere, e quella di Oskar LaFontaine, leader carismatico dei socialdemocratici tedeschi e fondatore del “Die Linke”, secondo il quale bisogna farla finita una volta per tutte con la moneta unica, sono la chiara dimostrazione che i cittadini europei e gan parte degli economisti vogliono che gli uomini politici risolvano i loro problemi e non quelli del mercato.
E’ inutile quindi che si affannino a ripetere come un mantra che “è il mercato che lo vuole”. Ai diseredati non importa niente del mercato. Se non ne prenderanno atto immediatamente, pertanto, ridurranno la costruzione europea a un cumulo di macerie e costringeranno decine di milioni di disperati a una rivolta di dimensioni inimmaginabili.
«I governi europei” – ha affermato LaFontaine – “non hanno ridotto le diseguaglianze fra i vari Paesi dell’euro-zona, dando luogo nel tempo a una concorrenza al ribasso delle retribuzioni dei lavoratori. Di conseguenza quelli meno competitivi sono stati costretti a recuperare una parte della ricchezza perduta attraverso la svalutazione  dei salari, un’idea che ha determinato un impoverimento delle masse intollerabile. Non rimane altro rimedio dunque che porre fine all’esperimento dell’euro e ripristinare la sovranità monetaria dei singoli Stati.”
Se questa posizione si farà strada nel suo partito e gli elettori contrari all’austerità fine a se stessa sommeranno i loro voti a quelli di “Alternative fur Deutschland”, alle prossime elezioni alla Merkel sarà preclusa ogni possibilità di continuare a imporre la sua utopia ai tedeschi e al resto dell’Europa.
Ci sono buone probabilità quindi che la vittoria per il ritorno alla sovranità dei singoli Stati sarà conseguita da coloro che si oppongono all’adozione della moneta unica a tutti i costi.

STANNO SCHERZANDO CON IL FUOCO

scontri a seattle

Violenti scontri hanno segnato le proteste del 1° maggio a Seattle, quando la polizia ha sparato lacrimogeni al peperoncino e lanciato granate accecanti e assordanti tra gli anarchici individualisti che si erano riversati per le strade sventolando bandierine che dicevano “noi siamo l’America”, lanciando sassi e bottiglie e capovolgendo i cassonetti dei rifiuti.
I reporter presenti alla manifestazione si sono lamentati per il modo in cui la polizia li ha trattati: “Non ci hanno dato nemmeno il tempo di sgomberare,” – dicevano – “ci hanno buttato addosso i lacrimogeni senza motivo e ci hanno manganellati, anche se non avevamo fatto niente per provocarli ”.
Se teniamo conto del fatto che in Islanda gli antieuropeisti hanno avuto la maggioranza assoluta, che i pa
rtiti contrari all’euro stanno aumentando, che ci sono suicidi, attentati e scontri quotidiani tra la polizia e i disagiati, che le banche hanno ripreso a fallire, che è impossibile ridurre le tasse, che i provvedimenti della troika non hanno più efficacia e che i governi europei non sono in grado di liberarsi dai ricatti dei neoliberisti, ci renderemo conto che oramai la tragedia determinata dall’avidità senza limiti di un manipolo di parassiti è arrivata al suo epilogo.
Infatti, non c’è più lavoro né liquidità né aziende che producono né mercati dove vendere gli ultimi scampoli di produzione. E non ci sono nemmeno più soldi per pagare le pensioni, rifinan
ziare la cassa integrazione, soccorrere i bisognosi, far funzionare gli ospedali, alimentarsi, pagare l’affitto e tenere accesi il riscaldamento.
Continuare a recitare il solito mantra che la ripresa è imminente non incanta più nessuno. E allora che cosa aspettano a dichiarare il fallimento del progetto europeo?
Ovviamente hanno capito che stanno giocando con il fuoco, ma non hanno la ricetta per risolvere il problema e allora tirano a campare. Ma non potranno farlo all’infinito, tanto è vero che le resa dei conti si va facendo sempre più vicina. 

LA MORTE PER FAME SI SCATENERA’ IN TUTTO L’OCCIDENTE

la morte per fame

L’occidente sta procedendo rapidamente verso un futuro da incubo, ma la maggior parte delle sofferenze di cui sarà  vittima ricadranno su milioni di bambini innocenti.
Per immaginare come l’Europa e l’America ci appariranno nei prossimi mesi, è sufficiente prendere atto della vastità della recessione economica che sta sperimentando la Grecia.
Il tasso di disoccupazione in questo Paese è arrivato al 27%, molto più in alto dunque del picco raggiunto nel corso della depressione degli anni ’30. E in questi giorni la morte per fame ha già fatto capolino tra i suoi bambini. Da tempo la maggior parte delle famiglie tirano avanti, infatti, con un piatto di pasta al giorno. Il loro livello di denutrizione, pertanto, ha superato quello di diversi Paesi africani.
Ma attualmente la crisi economica interessa più o meno tutti i Paesi. Mai prima d’ora, infatti, si erano viste tante persone abbandonate a se stesse. I disoccupati e i senzatetto sono aumentati vertiginosamente, migliaia di diseredati vivono nei tunnel sotterranei delle grandi città, i genitori sono preoccupati di non riuscire a provvedere alla sopravvivenza dei loro figli.
La prossima “Grande Depressione” è in dirittura d’arrivo. La prima ondata devastante del collasso economico ha già provocato i suoi effetti nefasti in Grecia, Spagna, Portogallo e Italia, dove i livelli di disoccupazione hanno raggiunto picchi inimmaginabili solo pochi mesi prima. I Paesi denominati PIIGS stanno annegando nei debiti, il sistema bancario sta crollando come un castello di carta e i loro governanti non trovano altro rimedio che stampare oceani di carta moneta.
I banchieri e i loro complici, tuttavia, continuano a galleggiare sulle macerie del nostro benessere, perché si illudono che non pagheranno per i loro comportamenti irresponsabili. Ma le cose non potranno non cambiare quando la depressione infurierà in tutti i Paesi del Sud Europa e si diffonderà in poco tempo in quelli del Nord.
Sarà allora che esploderà la rabbia repressa delle vittime dell’ingordigia neoliberista, scatenando una serie di guerre civili che lasceranno sul terreno milioni di innocenti.   

I TALEBANI HANNO MANTENUTO LA LORO PROMESSA

ceca ferita a praga

I talebani avevano promesso che la “controffensiva di primavera” sarebbe stata imponente e hanno tenuto fede alla parola data. In queste ore gli invasori stranieri sono alla ricerca di un pretesto per lasciare il Paese tenuto  illegalmente sotto occupazione da oltre un decennio.
Il nuovo governo italiano, ad esempio, sostiene che non ci sono più fondi per sostenere la guerra in Afghanistan. Siamo felici di saperlo, perché questo significa che d’ora in avanti investiremo nell’interes
se dei lavoratori italiani e non dei guerrafondai americani.
Solo ieri un aereo cargo adibito al trasporto dei civili è stato abbattuto poco dopo il decollo dall’aeroporto afgano di Bargram, numerosi ufficiali della polizia sono stati uccisi nella parte orientale del Paese e una potente esplosione ha distrutto un edificio governativo a
Praga, causando il ferimento di almeno 40 persone.
Le finestre dell’edificio sono state divelte e diversi passanti sono stati colpiti da schegge volanti. La strada che è stata teatro dell’esplosione era piena di macerie e di vittime con il volto insanguinato che urlavano e piangevano.
I soccorritori hanno sguinzagliato numerosi cani da fiuto alla disperata ricerca di eventuali persone rimaste sepolte sotto le macerie.
Nonostante la promessa di ritirarsi dal teatro di guerra afgano, i leader cechi hanno ceduto alle pressioni esercitate dal governo americano di mantenere in quella terra desolata 500 soldati per soddisfare le manie di grandezza di un popolo che, nonostante la spaventosa crisi economica che attraversa, pretende ancora di svolgere il ruolo di gendarme del pianeta.

SUICIDIO COLLETTIVO O RIVOLUZIONE?

suicidio o rivoluzione

Per compensare il successo superiore ad ogni aspettativa dei partiti antieuropeisti in Islanda, Il Parlamento tedesco ha proposto di salvare le banche in difficoltà, confiscando i beni dei risparmiatori che vivono nei Paesi meno competitivi dell’Unione Europea.
Se questa iniziativa dovesse passare, ci troveremmo nella situazione della classica goccia che fa traboccare il vaso. Dobbiamo ringraziare comunque coloro che l’hanno avanzata, perché è servita, loro malgrado, ad aprirci gli occhi sulle intenzioni dei neoliberisti di eliminare ogni parvenza di democrazia dagli Stati nazionali per dar vita alla ferocia di una dittatura che si è già attribuito lo “jus vitae ac necis” su milioni di schiavi con l’obiettivo di segregarli nei ghetti della miseria e della disperazione e fare man bassa delle risorse del pianeta.
Se una banca va in rovina, la responsabilità è dei suoi dirigenti. Dovrebbero essere questi, pertanto, a pagare per gli errori commessi con il sequestro dei loro beni e non i risparmiatori. La proposta del Parlamento tedesco è quindi scorretta, ingiusta e inaccettabile.
Dopo il prelievo forzoso di una percentuale dei depositi dei risparmiatori, che ha suonato la campana a morte dell’euro, ho cercato di immaginare a quali strumenti sarebbe ricorsa la troika per attenuare gli effetti del disastro di una moneta destinata al fallimento, ma l’ipotesi della confisca dei beni dei risparmiatori non mi ha attraversato la mente neppure per un attimo.
Hanno già creato una marea di sofferenze. Non è più differibile, pertanto, il momento in cui masse incontrollabili di diseredati, di fronte alla scelta tra il suicidio collettivo o la rivoluzione, non esiteranno a estromettere dal Parlamento gli irresponsabili che li hanno ricacciati nella notte dei tempi.

NON FATE GLI STRUZZI

non fate gli struzzi

Ripetere all’infinito che scaricare sei colpi di pistola sulle forze dell’ordine “è il gesto isolato di un folle” significa continuare a cantare il ritornello che finora è servito a nascondere l’inettitudine o l’indisponibilità dei politicanti a risolvere i nostri problemi.
Siamo arriva
ti al punto di svolta che ci attendevamo e adesso ci troviamo davanti all’alternativa tra soggiacere alla “dittatura degli struzzi” o rovesciarla. In qualsiasi modo risolveremo il dilemma, comunque, saremo coinvolti nel periodo più drammatico della Storia del nostro Paese.
Le nostre sventure derivano dal fatto che coloro che pretendono di governarci fingono di ignorare l’esistenza di giovani senza futuro, esodati senza lavoro né pensione, cassintegrati senza copertura finanziaria, disoccupati e imprenditori che si tolgono la vita, disagiati che si accoltellano per un tozzo di pane, scuole che cadono a pezzi, ospedali senza medicine e che questi problemi diventano ogni giorno più difficili da risolvere.
“La frenesia del potere” – sosteneva Fenelon tre secoli addietro – “logora la sua stessa autorità”. Se gli struzzi conservano ancora qualche briciola di umanità, non resta loro che prendere atto della verità di questo principio.