LOTTA ALLA MAFIA

ammazzateci tutti

Per decenni­ l’unica preoccupazione della Casta politica è stata quella di conservare il potere. I problemi del Paese, pertanto, si sono sovrapposti e acutizzati fino a quando la loro soluzione è diventata irrealizzabile. Gli italiani vanno avanti, infatti, come se i loro rappresentanti politici vivessero in un mondo parallelo. Saranno moltissimi, pertanto, quelli che non andranno  votare o lo faranno senza convinzione.
La responsabilità maggiore di questo stato di cose è del PD, perché, spostandosi sempre più a destra, ha ripudiato il suo ruolo di protettore dei lavoratori e della classi disagiate, finendo per diventare complice di un sistema clientelare che ha determinato la nostra rovina.
Adesso il PD invoca il voto utile, ma la crisi ha fatto capire a chi ne sta subendo le conseguenze che il voto può definirsi utile solo quando serve a sconfiggere la destra e a fare gli interessi dei cittadini.
E’ necessario dunque mandare in Parlamento quei partiti che sono espressione della sinistra radicale, quella decisa a cambiare l’immobilismo del sistema attuale, dovuto al fatto che temi importanti – come la lotta alla mafia, la legalità, il lavoro, la giustizia sociale, la ricerca scientifica, la salute, la scuola, il rispetto dell’ambiente o la laicità dello Stato – non sono stati mai affrontati.
Per quanto riguarda la lotta alla mafia, Rivoluzione Civile ha presentato un progetto di legge per l’istituzione di un Alto Commissariato  a cui affidare il compito di individuare i beni di provenienza illecita – come quelli appartenenti ai clan mafiosi, agli evasori fiscali o ai politici corrotti – acquisirli e riutilizzarli per finalità sociali.
Il progetto è una vera e propria strategia per sviluppare in modo rivoluzionario la lotta contro i parassiti della società e recuperare nello stesso tempo le risorse perché l’Italia ritorni finalmente a essere annoverata tra i Paesi civili.
I giovani senza futuro, i disoccupati, i precari, i diseredati, i tartassati, i progressisti, insomma tutti coloro che aspirano a un vero cambiamento, hanno tutto l’interesse, pertanto, a votare per il partito realizzato dal dottor Ingroia.       

LA BANCAROTTA DI HOLLANDE

bancarotta francese

L’irreversibile crisi dei PIIGS, sommata alle notizie della incombente bancarotta che arrivano sempre più spesso dagli Stati Uniti, ci aveva portato da tempo a rassegnarci all’idea che il collasso economico dell’occidente fosse ineluttabile. Aver saputo adesso che si va allargando agli altri Paesi europei, come la Francia, il Regno Unito e la Germania, ci induce al pessimismo più nero riguardo al nostro futuro.
Nel corso di un programma radiofonico, il ministro del lavoro, Michel Sapin, ha rivelato al giornalista che lo intervistava che “la Francia è uno Stato in completa bancarotta da quando il tentativo di ridurre il deficit con le solite misure di austerity era fallito come in tutti i Paesi europei ai quali erano state imposte” e che “il programma di riduzione delle spese e aumento delle tasse voluto da Hollande non realizzerà i risparmi di bilancio previsti, in quanto il Presidente francese si è impegnato con la troika al versamento di 60 miliardi di euro in 5 anni”.
Per ovviare al danno di immagine che Sapin aveva arrecato al suo Paese, il ministro delle finanze, Pierre Moscovici, ha ribattuto che quelle dichiarazioni erano inappropriate, perché la Francia aveva già cominciato a superare le sue difficoltà economiche. Ma la polemica ormai era scoppiata, perché la rettifica con cui Sapin ha cercato di rimediare alla gaffe è arrivata troppo tardi.
Per capire la gravità della crisi, ricordiamo che la banca di Francia aveva previsto che i grandi capitali avrebbero lasciato il Paese per il timore che il leader socialista, invece di stendere il tappeto rosso davanti ai piedi dei ricchi e degli uomini d’affari, come intende fare Cameron, avesse fatto pagare anche a questi i sacrifici imposti alle classi meno abbienti.
La situazione economica è diventata preoccupante dopo l’aggressione al Mali con cui Hollande pensava di risolvere i problemi della Francia, ma che invece li aggraverà, in quanto il conflitto, scatenato in violazione delle decisioni del Consiglio di Sicurezza per mettere il mondo davanti al fatto compiuto, darà inizio, come molti paventano, a un altro Vietnam.
La Francia ha giocato male le sue carte, perché questo imprevisto sarà causa di una situazione sempre più confusa, che aggraverà il collasso dell’economia europea al punto che l’occidente non avrà più la possibilità di riprendersi con un’altra guerra.  

UN DEPUTATO GRECO DENUNCIA LA TROIKA

Rivolta contro la troika

Le denunce contro la troika e le marionette sadiche e arroganti imposte dall’Europa alla guida dei Paesi in difficoltà per affossare definitivamente le loro economie e sottoporre i loro cittadini a sofferenze intollerabili sono diventate una marea.
In questi giorni, infatti, esasperati oltre ogni limite, anche i greci hanno deciso di adire le vie legali ma, contrariamente agli altri Paesi europei, designati con sovrano disprezzo con il nome di PIIGS, una sigla che richiama alla mente i PIGS, vale a dire i maiali, l’idea è partita dalla classe politica.
Un rappresentante del partito dei Greci Indipendenti ha denunciato alla Corte Penale Internazionale le più alte autorità della troika per aver provocato suicidi, perdite di posti di lavoro, chiusure di esercizi commerciali, fallimenti di aziende e impoverimento delle famiglie in percentuali così elevate da far temere che l’esplosione di rabbia in corso possa accendere una rivolta le cui conseguenze sono facilmente immaginabili.
Il membro del parlamento che ha presentato la denuncia ha richiamato a sostegno della sua accusa gli articoli e le dichiarazioni emanate dai seguenti organismi.
– l’art. 2 dello statuto della CPI sulla protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
– La dichiarazione contenuta nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea secondo la quale tutti hanno diritto alla vita.
–  La Costituzione greca.
– La Convenzione Europea sui Diritti Umani.
Da parte sua il presidente della Confederazione Generale del Lavoro ha annunciato che la sua organizzazione farà ricorso contro la Troika alla Corte Europea dei Diritti Umani.
Le associazioni dei medici portoghesi, greci, spagnoli e irlandesi hanno infine rincarato la dose, pubblicando una “Lettera aperta ai leader politici europei” con la quale hanno accusato la troika di non aver compiuto una corretta valutazione degli effetti dell’austerity sui sistemi sanitari nazionali e hanno chiesto un’inversione di rotta.

 

SOVRANITA’ MONETARIA O FINE DELL’EUROPA

perdita della sovranità

Il meccanismo infernale messo a punto dai liberisti ci costringe a chiedere alla BCE di prestarci lo stesso denaro che, con la favola della necessità dell’austerity, ci sottrae con i tagli alla spesa pubblica e le tasse a pioggia.
Il debito non esiste. E’ una truffa creata a tavolino per trasformarci in un gregge incapace di opporsi al loro progetto di fare di noi i loro schiavi e scatenare guerre per impadronirsi delle risorse del pianeta.
Se alla rapina dei nostri risparmi aggiungiamo gli interessi che ci impongono di pagare su questo debito senza fondamento, comprendiamo perché non potremo ripagarlo mai, ci rendiamo conto che l’espressione “Vedo la luce in fondo al tunnel” è ridicola e ci convinciamo che la Casta politica, che ha determinato il successo del liberismo firmando una serie di Trattati capestro a favore della UE, è irresponsabile.
Il comportamento della Casta, infatti, ha costretto centinaia di lavoratori e di pensionati a togliersi la vita, ha lasciato gli esodati senza lavoro né pensione, ha ridotto i precari alla fame e ha derubato i giovani del loro futuro allo scopo di “far arretrare – come ha detto Monti – le condizioni di vita della popolazione fino al punto in cui diventano competitive con quelle dei Paesi che stanno approdando alla civiltà industriale”.
Se abbiamo constatato che anche la Casta punta a far arretrare le nostre condizioni di vita, perché le diamo il nostro voto? Perché le consentiamo di operare tagli alla sanità, alla scuola e alla ricerca, di manganellare i manifestanti, di acquistare armi dispendiose, di uccidere innocenti per colonizzare Paesi inermi, di attaccare i diritti dei lavoratori, di non rispettare le libertà sindacali e di rinviare sine die la promozione dei diritti civili, mentre il Paese continua ad affondare nel baratro della disperazione?
Questi personaggi non vanno presi nemmeno in considerazione quando, per infervorare i loro elettori, fanno finta di litigare nei talk show, commentano sondaggi taroccati, esibiscono la loro dialettica parlando ex cattedra di cose di cui non s’intendono o promettono mari e monti sapendo bene che non manterranno le loro promesse.
In questa situazione non ci resta che attivarci per l’affermazione dei Movimenti che perseguono l’eliminazione della Casta dalla scena politica e il cambiamento radicale della nostra società allo sbando.
Rivoluzione Civile
è una Federazione di Movimenti che si battono per abrogare i Trattati capestro, per difendere i diritti dei lavoratori, l’economia reale, la pace, la giustizia sociale, lo Stato di diritto, il Welfare e soprattutto per imporre l’uscita dell’Italia dall’euro e il conseguente ritorno alla sovranità monetaria, nella consapevolezza che, se i Paesi membri non tornano alle monete nazionali, il collasso economico dell’Europa finirà in una catastrofe senza precedenti.
Jean Claude Juncker
, responsabile economico del FMI, ha riconosciuto che le politiche di austerity hanno danneggiato l’economia dei Paesi ai quali sono stati imposte. Ciononostante Monti ha continuato a tartassarci, facendoci pagare l’IMU per salvare il Monte dei Paschi di Siena. E la Casta, per ricambiare il favore, ha espresso più volte la sua intenzione di appoggiare senza riserve il disegno criminale del suo benefattore.    

Il programma di Rivoluzione Civile è riportato nell’articolo dedicato a questo argomento.

 

L’EFFETTO DOMINO

rivolta contro le banche tedesche

L’ambiguità della politica estera americana sta creando un effetto domino a livello mondiale che  determinerà l’espansione a macchia d’olio della bolla del debito sovrano e il conseguente crac del dollaro, il cui valore si avvicina sempre di più allo zero.
I tentativi del governo federale di nascondere la precarietà della situazione economica hanno finito per renderla più grave. Per un certo tempo, infatti, democratici e repubblicani hanno discusso se era il caso di elevare per l’ennesima volta il tetto del debito. Alla fine i repubblicani hanno proposto di sospendere la decisione per tre mesi. Ma gli americani hanno capito che il debito continuerà crescere comunque e che la proposta è solo un escamotage per tirare a campare fino alla primavera del 2013, quando gli Stati Uniti non potranno che riconoscere che il dollaro è collassato, scatenando in tutto il Paese rivolte terrificanti che potranno essere represse solo con l’uso della violenza bruta.
Queste previsioni hanno dissolto la fiducia dei Paesi che conservano le loro riserve auree nei caveau della Banca Centrale americana. E’ iniziata, pertanto, una corsa al prelievo dell’oro, che ovviamente finirà solo quando l’ultimo Paese si sarà ripreso l’ultimo lingotto del prezioso minerale.
Il primo Paese a chiedere il ritiro è stato la Germania. Subito dopo la richiesta è stata avanzata dall’Azerbajian che, dopo aver annunciato che ritirerà dal mercato tutti i suoi crediti in oro, ha chiesto il rimpatrio della prima tonnellata di lingotti dai caveau della J. P. Morgan.
Da parte sua la Cina, prevedendo la trasformazione in carta straccia dei dollari in suo possesso, li sta utilizzando, oltre che nell’acquisto di grandi quantità di alimenti e di petrolio, nell’accumulo di immense scorte di oro e altri metalli preziosi. Ha stabilito, inoltre, che nei prossimi mesi realizzerà in tutti gli Stati americani speciali zone economiche dove edificherà metropoli con aziende e fattorie e le doterà delle infrastrutture necessarie per l’estrazione delle risorse energetiche.
Questi eventi ci consentono di concludere che, quanto più il dollaro si deprezza, tanto più l’oro viene ritirato dalle banche o acquistato o richiesto nelle transazioni internazionali e tanto più rapido diventa il passaggio dall’economia finanziaria a quella reale.
Il crac del dollaro si ripercuoterà inevitabilmente sull’euro, che da parte sua raggiungerà la fase più acuta della crisi il prossimo settembre, quando i Paesi dell’eurozona dovranno pagare alla BCE la prima di 20 rate annuali dell’importo di 40.000 miliardi di euro ciascuna, una somma che si prevede getterà sul lastrico due o tre generazioni di cittadini europei.
L’economia della Germania, infatti, ha cominciato a traballare e la popolarità della Merkel ha iniziato la sua fase discendente, come dimostrano chiaramente le recenti elezioni nella Bassa Sassonia.
La Gran Bretagna ha cacciato le famiglie povere dalle metropoli e le ha sistemate in tuguri ubicati nei sobborghi delle periferie.
Con l’aggressione al Mali la Francia è tornata alle guerre neocoloniali nel tentativo di sfuggire alla crisi economica che l’attanaglia e che l’ha costretta, come ipotizzato da qualcuno, ad appropriarsi dell’oro che la Germania aveva depositato presso la sua banca centrale.

 

GIU’ LE MANI DAL MALI

un'alleanza poco chiara

Dopo la pessima figura fatta in Siria, la combutta USA-GB-FR si prepara a farne un’altra e questa volta ci auguriamo per il bene di tutti che sia l’ultima.
Il colpo di mano del Presidente francese che, senza consultarsi con il parlamento, ha aggredito un Paese riconosciuto come sovrano dal diritto internazionale, è l’ultimo fuoco d’artificio di un neocolonialismo da operetta che volge al suo patetico tramonto. L’impulsività della sua riesumazione dimostra, infatti, che l’occidente ha perduto per sempre l’egemonia che scaturiva dalla spoliazione delle sue colonie, perché i diseredati si sono dotati di armi idonee a respingere l’assalto dei predatori e nello stesso tempo il picco di produzione delle risorse energetiche è stato abbondantemente superato.
Holland cessi, pertanto, di ammantare di nobili parole, quali ristabilire la democrazia, legittimare l’autorità o restaurare i diritti umani violati, la sua esigenza di far fronte alla crisi economica che ha cominciato a mordere anche in Francia.
Il motivo che lo ha mosso, infatti, a impegnare il suo Paese in un intervento militare nel Mali è da individuare nel fatto che questo Stato ha risorse energetiche, come il petrolio e il gas, e naturali, come l’oro, i diamanti, l’uranio e il manganese, in quantità tali da suscitare la cupidigia dei leader dominati dalla una smisurata sete di potere.
In seguito a una recente guerra tra gli integralisti islamici contrari a qualsiasi ingerenza esterna nel loro Paese e quelli favorevoli all’istituzione di un governo democratico, il Mali è attualmente diviso in due parti: il Sud, dove risiede il governo centrale, e il Nord, dove si sono insediati gli integralisti.
Da qualche giorno questi ultimi si sono spinti verso il Sud con l’evidente intenzione di insediarsi nella stanza dei bottoni. Per contrastare i loro progetti, Hollande non ha trovato di meglio che ripetere il solito gioco di mandare l’aviazione  a bombardarli, per declassarli poi dal ruolo di ribelli a quello di terroristi con l’obiettivo di far ricadere su di loro la colpa di quanto sarebbe accaduto.
Non appena iniziati i bombardamenti, tuttavia, un elicottero francese è stato abbattuto e il suo pilota è stato ferito a morte, mentre il tentativo di liberare un ostaggio è costata la vita a  due soldati.
Inebriati dai primi successi, gli integralisti hanno lanciato una poderosa offensiva nei pressi della capitale. Hanno quindi proclamato che avrebbero reagito all’aggressione immotivata, realizzando attentati devastanti in Europa, interrompendo le forniture di gas agli aggressori e colpendo gli interessi francesi in ogni parte del mondo.
I problemi finanziari del suo Paese avrebbero dovuto sconsigliarlo dunque dallo scatenare un guerra costosa, che andrà avanti per anni, che non potrà mai vincere e che avrà come risultato il peggioramento delle condizioni dell’economia francese, il calo pauroso della sua popolarità e la necessità di difendersi dalla coalizione di Paesi africani terrorizzati dal pensiero di poter essere aggrediti in qualsiasi momento da un Paese occidentale a corto di risorse energetiche.
I francesi meno agiati, infatti, riferendosi alla exit strategy, hanno già cominciato a chiedere una strategia per uscire dal caos.
Queste considerazioni nascono dalla preoccupazione che, fino a quando non si persuaderà che il gioco è stato scoperto, l’Europa continuerà a seguire la politica perdente adottata da Obama nei Paesi Arabi con il risultato di mettere definitivamente in ginocchio la sua economia.

 

I COLPI DI CODA DELL’IMPERO

manifestazione a favore di Assad

Un anno fa le truppe di Assad avevano già smantellato il libero esercito siriano che avrebbe dovuto  liberare la Siria da un feroce dittatore.
L’occidente mandò allora altre armi ai contractor, perché realizzassero altri attentati e dichiarassero che il Presidente siriano aveva represso nel sangue la loro legittima aspirazione a vivere  in  un Paese democratico.
L’esercito regolare siriano diffuse allora la voce che la maggior parte degli ufficiali avevano disertato, per cui Damasco poteva essere espugnata senza problemi. I finti ribelli caddero nel tranello e da quel momento le sorti della guerra volsero a suo favore.
Obama provò a capovolgere la situazione, inviando la portaerei Eisenhower verso la Siria. Ma Putin lo informò che nel giro di un paio di settimane la Russia avrebbe tenuto un’esercitazione militare nel mediterraneo orientale.
Gli americani allora rinunciarono ai loro propositi perché si resero conto che la loro politica estera in Medio Oriente era fallita e che i contractors assoldati per abbattere i governi arabi ostili si sarebbero rivoltati contro gli Stati Uniti.
Alla luce di queste considerazioni, la guerra neocoloniale per le risorse energetiche scatenata dalla Francia nel Mali non servirà ad altro che a dimostrare ancora una volta che i proclami contro il nemico di turno non incantano più nessuno, mentre rafforzano l’integralismomo islamico e creano tensioni che possono sfociare in un conflitto planetario.
Comunque la Russia e la Cina hanno già annunciato che porranno il veto a qualsiasi tentativo di scatenare altre guerre nei Paesi presi di mira dalla NATO e che difenderanno con ogni mezzo le vittime dell’aggressione.