GIU’ LE MANI DAL MALI

un'alleanza poco chiara

Dopo la pessima figura fatta in Siria, la combutta USA-GB-FR si prepara a farne un’altra e questa volta ci auguriamo per il bene di tutti che sia l’ultima.
Il colpo di mano del Presidente francese che, senza consultarsi con il parlamento, ha aggredito un Paese riconosciuto come sovrano dal diritto internazionale, è l’ultimo fuoco d’artificio di un neocolonialismo da operetta che volge al suo patetico tramonto. L’impulsività della sua riesumazione dimostra, infatti, che l’occidente ha perduto per sempre l’egemonia che scaturiva dalla spoliazione delle sue colonie, perché i diseredati si sono dotati di armi idonee a respingere l’assalto dei predatori e nello stesso tempo il picco di produzione delle risorse energetiche è stato abbondantemente superato.
Holland cessi, pertanto, di ammantare di nobili parole, quali ristabilire la democrazia, legittimare l’autorità o restaurare i diritti umani violati, la sua esigenza di far fronte alla crisi economica che ha cominciato a mordere anche in Francia.
Il motivo che lo ha mosso, infatti, a impegnare il suo Paese in un intervento militare nel Mali è da individuare nel fatto che questo Stato ha risorse energetiche, come il petrolio e il gas, e naturali, come l’oro, i diamanti, l’uranio e il manganese, in quantità tali da suscitare la cupidigia dei leader dominati dalla una smisurata sete di potere.
In seguito a una recente guerra tra gli integralisti islamici contrari a qualsiasi ingerenza esterna nel loro Paese e quelli favorevoli all’istituzione di un governo democratico, il Mali è attualmente diviso in due parti: il Sud, dove risiede il governo centrale, e il Nord, dove si sono insediati gli integralisti.
Da qualche giorno questi ultimi si sono spinti verso il Sud con l’evidente intenzione di insediarsi nella stanza dei bottoni. Per contrastare i loro progetti, Hollande non ha trovato di meglio che ripetere il solito gioco di mandare l’aviazione  a bombardarli, per declassarli poi dal ruolo di ribelli a quello di terroristi con l’obiettivo di far ricadere su di loro la colpa di quanto sarebbe accaduto.
Non appena iniziati i bombardamenti, tuttavia, un elicottero francese è stato abbattuto e il suo pilota è stato ferito a morte, mentre il tentativo di liberare un ostaggio è costata la vita a  due soldati.
Inebriati dai primi successi, gli integralisti hanno lanciato una poderosa offensiva nei pressi della capitale. Hanno quindi proclamato che avrebbero reagito all’aggressione immotivata, realizzando attentati devastanti in Europa, interrompendo le forniture di gas agli aggressori e colpendo gli interessi francesi in ogni parte del mondo.
I problemi finanziari del suo Paese avrebbero dovuto sconsigliarlo dunque dallo scatenare un guerra costosa, che andrà avanti per anni, che non potrà mai vincere e che avrà come risultato il peggioramento delle condizioni dell’economia francese, il calo pauroso della sua popolarità e la necessità di difendersi dalla coalizione di Paesi africani terrorizzati dal pensiero di poter essere aggrediti in qualsiasi momento da un Paese occidentale a corto di risorse energetiche.
I francesi meno agiati, infatti, riferendosi alla exit strategy, hanno già cominciato a chiedere una strategia per uscire dal caos.
Queste considerazioni nascono dalla preoccupazione che, fino a quando non si persuaderà che il gioco è stato scoperto, l’Europa continuerà a seguire la politica perdente adottata da Obama nei Paesi Arabi con il risultato di mettere definitivamente in ginocchio la sua economia.

 

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2 thoughts on “GIU’ LE MANI DAL MALI

  1. L’Italia è famosa nel mondo per le figuracce che fa da secoli. La Storia ne e’ piena.
    Quella fatta con la Libia, che abbiamo tradito dopo aver firmato un accordo commerciale, è inesplicabile.
    Abbiamo perso la faccia e il petrolio libico, di buona qualità e a buon mercato.
    Quello che è triste è che stiamo facendo qualcosa di simile in Mali.
    Sui cacciabombardieri F35 inutili e costosi è meglio non parlare.

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