L’EFFETTO DOMINO

rivolta contro le banche tedesche

L’ambiguità della politica estera americana sta creando un effetto domino a livello mondiale che  determinerà l’espansione a macchia d’olio della bolla del debito sovrano e il conseguente crac del dollaro, il cui valore si avvicina sempre di più allo zero.
I tentativi del governo federale di nascondere la precarietà della situazione economica hanno finito per renderla più grave. Per un certo tempo, infatti, democratici e repubblicani hanno discusso se era il caso di elevare per l’ennesima volta il tetto del debito. Alla fine i repubblicani hanno proposto di sospendere la decisione per tre mesi. Ma gli americani hanno capito che il debito continuerà crescere comunque e che la proposta è solo un escamotage per tirare a campare fino alla primavera del 2013, quando gli Stati Uniti non potranno che riconoscere che il dollaro è collassato, scatenando in tutto il Paese rivolte terrificanti che potranno essere represse solo con l’uso della violenza bruta.
Queste previsioni hanno dissolto la fiducia dei Paesi che conservano le loro riserve auree nei caveau della Banca Centrale americana. E’ iniziata, pertanto, una corsa al prelievo dell’oro, che ovviamente finirà solo quando l’ultimo Paese si sarà ripreso l’ultimo lingotto del prezioso minerale.
Il primo Paese a chiedere il ritiro è stato la Germania. Subito dopo la richiesta è stata avanzata dall’Azerbajian che, dopo aver annunciato che ritirerà dal mercato tutti i suoi crediti in oro, ha chiesto il rimpatrio della prima tonnellata di lingotti dai caveau della J. P. Morgan.
Da parte sua la Cina, prevedendo la trasformazione in carta straccia dei dollari in suo possesso, li sta utilizzando, oltre che nell’acquisto di grandi quantità di alimenti e di petrolio, nell’accumulo di immense scorte di oro e altri metalli preziosi. Ha stabilito, inoltre, che nei prossimi mesi realizzerà in tutti gli Stati americani speciali zone economiche dove edificherà metropoli con aziende e fattorie e le doterà delle infrastrutture necessarie per l’estrazione delle risorse energetiche.
Questi eventi ci consentono di concludere che, quanto più il dollaro si deprezza, tanto più l’oro viene ritirato dalle banche o acquistato o richiesto nelle transazioni internazionali e tanto più rapido diventa il passaggio dall’economia finanziaria a quella reale.
Il crac del dollaro si ripercuoterà inevitabilmente sull’euro, che da parte sua raggiungerà la fase più acuta della crisi il prossimo settembre, quando i Paesi dell’eurozona dovranno pagare alla BCE la prima di 20 rate annuali dell’importo di 40.000 miliardi di euro ciascuna, una somma che si prevede getterà sul lastrico due o tre generazioni di cittadini europei.
L’economia della Germania, infatti, ha cominciato a traballare e la popolarità della Merkel ha iniziato la sua fase discendente, come dimostrano chiaramente le recenti elezioni nella Bassa Sassonia.
La Gran Bretagna ha cacciato le famiglie povere dalle metropoli e le ha sistemate in tuguri ubicati nei sobborghi delle periferie.
Con l’aggressione al Mali la Francia è tornata alle guerre neocoloniali nel tentativo di sfuggire alla crisi economica che l’attanaglia e che l’ha costretta, come ipotizzato da qualcuno, ad appropriarsi dell’oro che la Germania aveva depositato presso la sua banca centrale.

 

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