IO NON SGOMBERO

io non sgombero

Gli ufficiali giudiziari, i vigili del fuoco, i fabbri e le altre categorie di lavoratori che collaborano con i tribunali nell’esecuzione degli sfratti hanno dichiarato che d’ora in avanti si opporranno con tutti i mezzi di cui dispongono perché le persone che non ce la fanno più a pagare il mutuo contratto con le banche non vengano gettate sul lastrico.
La campagna di disobbedienza civile iniziata negli ultimi tempi in Spagna, dove il numero degli sfratti e dei conseguenti suicidi è diventato altissimo, si sta rapidamente allargando agli altri Paesi europei.
A Pamplona i fabbri hanno dichiarato che, per non essere complici delle banche, non sostituiranno più le serrature delle case sgomberate.
In Italia la prima persona che si è rifiutata di partecipare all’esecuzione di uno sgombero è stato un vigile urbano che lavora presso il Comune di Milano. Da questo gesto, che esprime solidarietà e senso di responsabilità, è nata la campagna Io non sgombero, l’obiettivo della quale è incoraggiare i cittadini a ribellarsi a una legge indegna di un Paese civile e convincerli a mettersi in gioco per fermare la barbarie provocata dalle politiche di austerity.
Per convincere gli italiani a impegnarsi nella realizzazione di un Movimento in grado di risolvere il problema dell’emergenza abitativa, un gruppo di cittadini ha organizzato un primo incontro per dar vita a un fronte comune di esperienze e coordinare le future azioni di disobbedienza, al quale saranno invitati il portavoce del Sindacato dei fabbri e un esponente del Movimento spagnolo “Stop Desahucios”, ovvero “Basta con gli Sfratti”.
Le vittime del Sistema si sono resi conto che costruire solidarietà reali sui problemi concreti della collettività rende molto di più delle manifestazioni, delle petizioni e delle leggi di iniziativa popolare.
E’ su questa base dunque che i cittadini europei si impegneranno nelle prossime battaglie per vincere la guerra contro coloro che li hanno sfruttati e pretendono di continuare a farlo.

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GLI IMPRENDITORI AMERICANI SONO IN PREDA AL PANICO

crollo delle vendite

Gli imprenditori americani stanno svendendo precipitosamente le giacenze dei loro magazzini, mentre gli operatori di Wall Street riconoscono con espressioni rassegnate che il collasso del mercato non è mai stato così  plausibile.
Per capire se quello che si dice in giro è vero, e purtroppo non c’è motivo di pensare che non lo sia, basta porre attenzione all’inquietudine che aleggia sui volti di coloro che hanno investito grosse somme di denaro in Borsa.
Gli avvenimenti che, tuttavia, hanno letteralmente sconcertato gli americani sono stati un rapporto secondo il quale gli investitori hanno venduto nove volte più azioni di quanto non ne avessero acquistate  e un articolo pubblicato su un giornale economico l’autore del quale sosteneva che negli ultimi tre mesi la vendita delle giacenze aveva superato gli acquisti addirittura nella proporzione di dodici a uno.
L’eccezionalità del fenomeno ha messo in allarme gli investitori  più famosi del mondo finanziario e ha indotto gli economisti a divulgare notizie secondo le quali gli Stati Uniti “rischiano un collasso disordinato, perché hanno imboccato la strada di un declino senza precedenti”.
A loro avviso, il disastro è stato provocato da un improvviso rialzo dell’inflazione che ha contratto i consumi del 30% e che, pertanto, migliaia di negozi che vendevano al dettaglio hanno dovuto chiudere e altre migliaia chiuderanno entro l’anno in corso.
Il crollo delle vendite al dettaglio è cominciato otto mesi fa in tutto l’occidente, ma solo negli Stati Uniti ha raggiunto la percentuale del 60%.
Questo è l’ennesimo segnale che l’economia americana sta fallendo davanti agli occhi del mondo. Le entrate, infatti, declinano, le tasse aumentano, l’inflazione non si arresta, i cittadini che sopravvivono con i buoni pasti sono vicini al 55%, i consumatori annegano nei debiti e la percentuale della forza lavoro impiegata sta diminuendo ininterrottamente da sette anni a questa parte.
Oramai sono tanti quelli che cominciano a chiedersi che altro deve succedere perché i dogmatici difensori d’ufficio delle misure di austerity comincino a rendersi conto che il liberismo ha distrutto perfino il Paese in cui è nato insieme al sogno di benessere e di libertà che ha illuso finora i suoi cittadini.

 

PUTIN METTE IN GUARDIA OBAMA

bombardieri russi

La scorsa settimana Obama ha informato orgogliosamente i suoi connazionali che i Jet F-15 stanziati nelle basi militari americane del Pacifico occidentale hanno intercettato due bombardieri russi capaci di trasportare missili nucleari cruise, che giravano intorno all’isola di Guam dalla quale, come hanno minacciato i suoi generali, dovrebbe partire un attacco alla Cina.
In ossequio alla sua strategia – secondo la quale, per prevalere nello scontro con gli Stati Uniti, è necessario rispondere colpo su colpo alle loro minacce, Putin ha prontamente ribattuto che non permetterà mai agli Stati Uniti di “interferire negli affari interni della Russia o esercitare pressioni sul suo Paese”. E in seguito, per giustificare la schiettezza delle sue parole, ha precisato che “il presidente americano parlava come se qualcuno lo avesse investito del ruolo di gendarme del mondo”, concedendogli la prerogativa di violare i diritti umani per imporre la sua idea di democrazia”.
Il presidente russo fa bene a difendere il suo Paese dalle mire espansionistiche americane. Obama pretende, infatti, di annientare la Cina, perché “ha osato” diventare la prima potenza economica del mondo e impedire alla Russia di correre in difesa del suo alleato.
Comportandosi in questo modo, gli americani dimostrano che i veri terroristi sono loro e che i popoli che vengono etichettati come tali sono in effetti le loro vittime. Ma non se ne rendono conto, perché la loro tendenza alla prevaricazione, ereditata dai cowboy dai quali hanno avuto origine, apre gli occhi ai loro nemici sulle cattive intenzioni da cui sono animati. E’ ovvio, infatti, che, quanto più un Paese si sente minacciato, tanto più adegua le sue difese alle minacce ricevute.
Se i tentativi di piegare la Russia con le menzogne, le rivoluzioni colorate, la propaganda mediatica e la fornitura di armi e denaro a migliaia di contractor non sono andati mai a buon fine, è ragionevole chiedersi perché Obama, proprio quando l’economia del suo Paese è sull’orlo del collasso, si avvale ancora di questa strategia perdente.

IL GOVERNO BULGARO SI E’ DIMESSO

gente in piazza in Bulgaria

I due giovani che si sono dati fuoco perché non avevano un futuro e i 28 cittadini feriti dalla polizia per spegnere in loro ogni velleità di protestare hanno determinato l’esplosione di una rivolta che non poteva essere più incanalata da quando i bulgari hanno compreso che continuare a chinare la testa di fronte alle misure di austerity della troika non sarebbe servito a niente e la società civile ha dichiarato la sua disponibilità  a prendere il posto dei partiti sclerotizzati dalle manovre per mantenersi al potere.
La rivolta è stato considerata la prima di una serie di esplosioni che nel corso del 2013 provocheranno il crollo definitivo dell’Europa, dischiudendo, tuttavia, nuovi orizzonti a centinaia di milioni di persone consapevoli ormai di essere state coinvolte loro malgrado in una catastrofe di dimensioni planetarie.
I bulgari hanno protestato per due settimane contro un modo di dirigere l’economia che ha gettato il Paese nella disperazione. A Sofia e in altre città, nonostante la dichiarazione del premier bulgaro sostenuto dalle destre al potere, che lo scorso mercoledì, per evitare – a suo dire – che la polizia picchiasse i manifestanti e tutto finisse in un bagno di sangue, aveva dato le dimissioni, hanno continuato ad assediare il parlamento con grida di dissenso e cori di scherno, a scontrarsi con la polizia in tenuta antisommossa, a resistere alle sue cariche e a danneggiare le sue auto, a gettare sassi e bottiglie contro le vetrine dei negozi gestiti da imprenditori occidentali, a bruciare le gigantografie dei politici, a bloccare le autostrade, ad accerchiare le sedi dei partiti di destra e ad appiccare il fuoco ai veicoli delle aziende straniere a gestione privata che hanno portato alle stelle i costi delle bollette dell’energia elettrica e dell’acqua.
Il malessere sociale, che negli ultimi mesi si è andato diramando come un susseguirsi di onde d’urto, ha plasmato nei cittadini la volontà di farla finita con i sacrifici, le oligarchie e le privatizzazioni, dando vita nello stesso tempo a una tendenza, che è andata maturando in particolar modo tra i giovani, a votare per l’estrema sinistra alle elezioni che si terranno il prossimo luglio.

ARMA SPAZIALE O METEORITE?

sistema di difesa antimissile

Venerdì scorso i media mainstream occidentali hanno riferito che i frammenti di un meteorite hanno sfrecciato nei cieli di una regione al confine con il Kazakistan mentre un boato pauroso danneggiava gli edifici circostanti.
Questa notizia contrasta nettamente con le dichiarazioni rilasciate da alcuni politici russi secondo i quali l’oggetto misterioso, identificato poi come un’arma spaziale testata dagli americani, è stato intercettato e abbattuto dal loro sistema di difesa antimissile.
Anche le persone presenti al momento dell’impatto hanno espresso il loro scetticismo quando sono stati chiamati a rendere testimonianza alle autorità locali.
“Sono convinto che fosse un’arma spaziale” – ha detto un operaio mentre scappava dall’azienda dove stava lavorando – “perché la luce che emanava era così accecante che i dintorni avevano assunto l’aspetto di uno scenario irreale”. Un ragazzo poi si è detto sicuro che quello che aveva visto era tutt’altro che un meteorite e che si aspettava un altro attacco da un momento all’altro. Fonti locali riferiscono, inoltre, che numerose persone stavano percorrendo l’area colpita – che è sede di diverse fabbriche utilizzate nella produzione di armi termonucleari – per monitorare le radiazioni. Diversi utenti dei blog locali hanno scritto, infine, che erano rimasti accecati da un  lampo rosso arancione. Avevano, pertanto, spento le luci nella speranza che la radio li rassicurasse che non era cominciato un conflitto planetario.“
La cosa che desta, tuttavia, i sospetti più giustificati è il fatto che nei cieli della California si è verificato lo stesso fenomeno nello stesso giorno, ma nessuno fonte di informazione occidentale ne ha fatto minimamente cenno.
Comunque un sondaggio eseguito mentre il mondo era ancora scosso dall’accaduto ha rivelato che il 55% degli americani sono rimasti sconvolti dalla potenza militare dei russi.
Questo dato, a mio avviso, dovrebbe rasserenarci, perché solo l’equilibrio del terrore può garantire la pace nel mondo.  

L’ONU CONDANNERA’ LA TROIKA?

assedio ai centri commerciali

La Grecia è crollata sotto il peso del debito, ma nessuno crede più nella possibilità di far quadrare i suoi conti, perché, dopo ogni memorandum, il debito continua ad aumentare, precipitando il Paese nella spirale del disastro economico.
L’assedio dei supermercati, gli attentati ai Centri Commerciali, gli espropri proletari, l’occupazione delle fabbriche dismesse, gli imprenditori agricoli che offrono arance alla gente affamata, i giovani che rapinano le banche e dividono il bottino con chi non ha più soldi per fare la spesa sono eventi che lo dimostrano senza ombra di dubbio.

Amnesty International ha aperto un’inchiesta su quello che è accaduto in questi giorni e ha denunciato la polizia e il governo alla Commissione Diritti e Giustizia della UE, mentre un folto gruppo di importanti economisti tedeschi, capeggiati dal famoso Hans Werner Sinn, consigliere della Merkel, ha presentato al Consiglio d’Europa e ad altri Organismi Comunitari un rapporto nel quale avanza l’idea di far uscire la Grecia dall’euro, per evitare che la debacle di un Paese membro si trasformi in una tragedia umanitaria di fronte alla quale non resterebbe loro che chiedere un intervento dell’ONU perché condanni la troika per violazione dei diritti umani.
La loro preoccupazione è condivisa anche dal finanziere Soros, per il quale c’è il rischio che le sofferenze disumane imposte alle popolazioni europee dai rigoristi a oltranza potrebbero scatenare una rivolta contro Bruxelles, far crollare l’euro e portare alla distruzione dell’Unione Europea.
Come è possibile allora che pareri così autorevoli, espressi tra l’altro proprio mentre le condizioni economiche di molti italiani si vanno degradando sempre più profondamente, non li persuadano a trasformare la loro disperazione in una rivolta senza esclusione di colpi?
A mio avviso, quello che paralizza la nostra volontà è il timore di perdere del tutto le sicurezze che ci hanno reso più comoda la vita negli ultimi decenni, obbligandoci a tornare alle epoche oscure che ricorrono periodicamente nella storia dell’umanità.
Domani  ad Atene ci sarà uno sciopero generale che interesserà decine di migliaia di lavoratori. Dal suo successo dipenderanno lo sviluppo del conflitto sociale in Grecia e le decisioni che saranno prese a livello europeo nei prossimi giorni.

ADESSO TOCCA AL PORTOGALLO

ultima rivolta in portogallo

Le misure di austerità servono solo ad aggravare le condizioni economiche dei Paesi ai quali vengono imposte, perché gli impegni che i loro governi sono costretti a prendere con i creditori internazionali fanno aumentare la disoccupazione, in particolar modo quella giovanile, mentre accelerano il calo della produzione e dei consumi.
Dopo la Grecia e la Spagna, ieri una marea di manifestanti, in risposta all’appello della CGTP, il più importante dei sindacati portoghesi, hanno messo a ferro e fuoco le strade di Lisbona, sbandierando striscioni e gridando slogan all’indirizzo del governo di centro-destra.
Alcuni di questi, come “cambiamo rotta”, “vogliamo una politica nuova”, “dimissioni del governo e nuove elezioni”, “rompiamo con la destra”, “i nostri sacrifici finiscono nelle tasche dei ladri, dei banchieri e dei politici”, dimostravano chiaramente la rabbia e la disperazione dei cittadini.
Alla fine della giornata di mobilitazione ci sono stati diversi scontri con la polizia, che hanno lasciato sul terreno quarantotto feriti tra manifestanti e poliziotti.
Se la ricetta dell’austerità non ha funzionato in nessuno dei Paesi in cui è stata applicata, che cosa aspetta la troika a desistere dal chiedere sacrifici che le classi meno abbienti non sono più in grado di sostenere e a imboccare finalmente la strada della crescita? Una decisione in tal senso allenterebbe le tensioni sociali, eliminando il rischio che un giorno o l’altro sfocino in sollevazioni dalle conseguenze imprevedibili.