I GRECI ADOTTANO NUOVE FORME DI LOTTA

scontri violenti in Grecia

Scontri violenti in Grecia

Negli ultimi tempi i lavoratori greci hanno adottato nuove forme di lotta che conf­igurano un salto di qualità nella guerra che hanno intrapreso  per la loro sopravvivenza.
Quando li precettano, continuano ad astenersi dal lavoro. Quando li arrestano, chiedono il rilascio dei lavoratori arrestati. Quando li licenziano, ribattono che non hanno paura dei magistrati. Quando li fanno picchiare, dichiarano che ricorreranno a qualsiasi mezzo che possa dare loro la possibilità di sopravvivere.
Nel frattempo convocano assemblee, progettano manifestazioni oceaniche insieme ad altre categorie di lavoratori, organizzano scioperi generali che, se il governo non troverà una soluzione alla crisi, potrebbero andare avanti per settimane e trasformarsi in uno sciopero generale a oltranza.
L’escalation del conflitto è nata dalla condizione imposta dalla troika di decurtare del 20% i loro salari. Messi di fronte all’alternativa tra soccombere o continuare a lottare per i loro diritti, i manifestanti hanno optato per l’unica soluzione accettabile.
La nuova forma di lotta ha già dato i suoi frutti. Il governo, infatti, sembra aver capito che non può continuare all’infinito in questo braccio di ferro, anche perché a settembre si torna a votare e questa volta i sondaggi prevedono un successo per Syriza, l’alleanza dei partiti di sinistra guidata con grande perizia dal grintoso Tsipras.
In Italia non siamo arrivati ancora a questo punto, perché – caso unico al mondo – lavoratori, cassintegrati, precari e disoccupati non godono dell’appoggio dei sindacati, ma anche perché i risparmi dei pensionati consentono ancora di acquistare quanto basta per sopravvivere.
E’ certo, tuttavia, che, quando la troika ci imporrà sacrifici insostenibili, quello che è successo in Grecia si ripeterà anche da noi e la situazione finirà per degenerare in tutta Europa, come si arguisce dalla notizia, secondo la quale il Ministro delle Finanze greco ha ricevuto una busta con un proiettile accompagnato da minacce di morte.
Al momento una rivoluzione cruenta non servirebbe a niente, perché le condizioni economiche del nostro Paese non ci consentono di investire nemmeno un euro per finanziare le imprese e dare impulso ai consumi. Non ci resta, pertanto, che prendere la decisione di contribuire al successo elettorale di Rivoluzione Civile, l’unico partito-movimento che ha presentato un programma in grado di risolvere alla radice la maggior parte dei nostri problemi.  

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